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Fraction: Un manga folle di Kago

Shintaro Kago è, probabilmente, uno degli autori più interessanti del Sol Levante. Certo, iniziare un post del blog così fa sembrare la frase un’espressione di circostanza. Mentirei nel dire che forse, non sapendo come cominciare, potrebbe sembrarlo ma quel che ho affermato non è assolutamente una falsità.
Il nostro autore in questione è un vero genio dell’ero-guro. Una cosa che mi piace sempre affermare è che lui non fa fumetto, fa arte a fumetto che potrebbe sembrarvi implicito, ma fidatevi che non è così. Riuscire a disegnar una storia lo può fare, più o meno, chiunque. Prendete Sio, ad esempio. Ma riuscir a comunicare, a lasciar qualcosa o semplicemente a renderti entusiasta può riuscirci solo qualcuno con grandi capacità ed ottima espressività.
La Hikari dopo “Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può produrre un bacio?” porta in Italia un’altra opera del maestro: “Fraction


Mascherato come un incredibile Thriller-Horror movie Shintaro Kago sembra l’Hitchcock del fumetto in questa sua opera. Sembrerà molto esagerato ma, rileggendo il prodotto, vedrete che non è così. E non mi riferisco alla semplice, forse fortuita, citazione a Psyco, ma soprattutto alla capacità narrativa.
Nonostante ci venga ostentata fin dall’inizio la caratteristica del fumetto, il lettore sarà convinto di essere preso in giro dall’autore. Infatti non a caso una scena di protezione diventa, in modo inaspettato, una scena di omicidio. E sempre non a caso vedremo lo stesso Shintaro Kago protagonista e narratore del suo prodotto.
“Che significa?” vi direte.
Vuol dire che lo stesso Kago si disegna e parla del suo lavoro.

 

Fare del metafumetto non è proprio una novità. Abbiamo visto e/o letto diverse opere che parlano di come diventar mangaka, animatore, regista, produttore o autore. Se volessimo citare qualche opera manga famosa potremmo ricordare Bakuman, Manga Bomber. Negli anime i recentissimi Shirobako, Sore Ga Seiyu  . Insomma tutte opere che raccontano le dinamiche di un mestiere, che sia un mangaka, un doppiatore o un animatore. Ma “Fraction” non fa quel genere di metafumetto. Se volessimo rapportarlo ad un’opera si avvicinerebbe di più a “Sei personaggi in cerca d’autore” del grandissimo dellime- Pirandello. Nel fumetto che stiamo analizzando, infatti, non si racconta un lavoro, non si crea un fumetto dentro al fumetto stesso ma si vive un intero fumetto.
Kago ci narrerà le sue tecniche narrative e le applicherà nello stesso istante nella sua storia di cui lui stesso fa parte. Sarà come i sei personaggi in cerca di autore che non potranno lasciare la storia agli attori perché risulterebbe falsa ed artificiosa. Per questo lui stesso è protagonista, o quasi, di questa avventura. Assumi per certe le sue parole, ma non le riesci proprio a comprendere fin quando non è un personaggio stesso a viverle. Continuando la lettura ti rendi conto che il suo non è un lavoro prettamente descrittivo ma assapori tutta la genialità e la capacità narrativa di un fumetto. Kago non si limita ad essere il “Dio” del suo prodotto ma cerca in tutti i modi di sfruttare il mezzo per intrattenere e destabilizzare il lettore. Ci gioca quasi come lanciando il frisbiee al cane.

Ma “Fraction” non è soltanto gioco, descrizione o ostentazione del lavoro di Shintaro Kago. Come in ogni sua opera riesce a sottolineare perfettamente degli aspetti.  Una cosa su cui dobbiamo soffermarci è il suo mantenere quell’ ironia tipica del mangaka. Un’ironia fortemente di denuncia verso la società e verso quello che gli succede nella vita reale. Una scena in particolare da sottolineare è quella dell’editor che arriva in casa dell’autore e lo esorta a far un nuovo manga sul serial killer famoso dei telegiornali. Tra le richieste viene invitato a far sempre un fumetto di genere  “ero-guro”. Kago, titubante in quanto vorrebbe cambiar genere di opere, tenta di declinare l’offerta ma una frase dell’editor ci coglie alla sprovvista: “Cosa è Shintaro Kago senza ero-guro?“. Ecco la tagliente critica del nostro autore contro l’economia manga. Si sente con le mani legate e lo dimostra chiaramente, sembra quasi costretto a lavorare in un certo modo altrimenti nessuno, probabilmente, comprerebbe le sue opere. Il nome diventa più importante dei contenuti. Il genere supera di gran lunga la sua spietata critica che inserisce nelle sue opere. Questo fa si che voglia uccidere i suoi editor… che, metaforicamente parlando, significa che vuole più libertà nelle pubblicazioni.
Insomma cos’è “Fraction”? È un horror? Un documentario? Un Mistery-thriller? In fondo non è niente di tutto questo. Esiste una storia? Esiste una linea guida. Perché va letto allora? Perché Kago è un artista completo e lo dimostra. Mai banale, sempre attento a lanciare frecciatine ironiche a tutti, riesce a sorprendere lo spettatore perché non gli mancano le idee. Non usa cliché ma, al massimo, li sfrutta in nuovi modi. La narrazione non è lenta ma spedita nonostante quella vena descrittiva di cui si parlava. Si fa fumetto nel fumetto, ma non si perde in fronzoli, sfrutta il nonsense per creare roba di fantasia in cui non ti fa capire perché il gestore di tutto è lui e non lo spettatore. Non si piega al volere del pubblico, lui fa quel che desidera e se all’editor non gli sta bene: Lo “uccide”.

Compratelo.

falcus

Di falcus92

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