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Merlin – come NON rappresentare una leggenda.

Salve a tutti ragazzi ed eccoci qui con una nuova recensione, siete curiosi?

Oggi voglio trattare della famosa serie tv “Merlin”, trasmessa su Mediaset tra il 2008-2009 e conclusa nel 2014.
In totale ci sono 5  stagioni da  13 episodi l’una, dove ogni episodio dura circa 40-45 minuti. La serie ha come obbiettivo quello di riprendere le famose leggende bretoni del ciclo arturiano, e riproporle sotto forma di serie televisiva, alla  portata di tutti. Ma il regista sarà riuscito nel suo intento? Lo scopriremo al più presto.

Trama:

Ci troviamo a Camelot,  nel regno di Uther Pendragon e di suo figlio Artù: un regno dove la magia da anni è stata bandita e chiunque sia anche solo sospetto di praticarla viene condannato a morte. Proprio in questo momento arriva in città Merlino, il quale scopre sin da bambino di avere dei poteri speciali ed è in cerca di qualcuno che possa aiutarlo, sia a crescere ma anche a saper utilizzare i suoi doni nel modo più giusto e opportuno possibile, e questa persona è Gaius, medico ufficiale del re stesso. Quest’ultimo accoglierà Merlino nella sua casa, ma in cambio di non far scoprire che egli ha il dono della magia. Egli accetta ma, poco tempo dopo, a causa di un’incantesimo da parte della strega Nimueh, userà la magia per salvare il principe Artù e Uther. Il re, per ricambiare il favore, lo assumerà come servo del principe, nonostante Artù stesso non vada molto d’accordo con il giovane mago. Nel frattempo Merlino scoprirà una caverna sotto il castello di Camelot dove troverà l’ultimo drago esistente al mondo, l’unico esempio di magia che Uther ha deciso di risparmiare come avvertimento. Il drago avvertirà Merlin che il suo destino è quello di condurre Artù ad un epoca di pace e prosperità, dove la magia sarà libera di essere praticata, e quindi è suo compito proteggere il principe ed aiutarlo in tutti i modi in cui può essere aiutato, senza però che egli scopra che lui stesso è un mago. E così inizieranno, dalla prima fino all’ultima stagione, le avventure di Merlino e Artù, i quali vivranno una vita tumultuosa e ricca, sotto ogni punto di vista.

Commento:

Ok, dopo avervi raccontato in sintesi la trama generale di tutte le serie (ho preferito non riassumere la trama di ogni serie per evitare possibili spoiler) passiamo al commento: personalmente ho trovato questa serie molto deludente, da tutti i fronti. Quando l’ho iniziata mi aspettavo una serie fedele alla leggenda bretone, emozionante, sbalorditiva, così com’è il ciclo arturiano stesso, di cui ne sono molto patita. Invece non è così: del ciclo bretone c’è poco e niente, le uniche cose fedeli ad esso sono il nome e il ruolo di ALCUNI personaggi. Un esempio palese di questo fallimento da parte della regia stessa è il personaggio di Ginevra, che nel ciclo arturiano viene rappresentato come una principessa bellissima dalla pelle candida la quale diventerà moglie del Re Artù ma che in futuro tradirà con Lancillotto. In questa serie televisiva viene presentata come una schiava di colore la quale fino all’ultimo farà di tutto per non sposarsi con Artù, vista l’enorme differenza di classe sociale, ma che alla fine cederà e diventerà regina, mandando a quel paese tutto il sistema gerarchico esistito fino a quel tempo. Ora di sicuro qualcuno di voi mi avrà preso per razzista, ma collochiamoci mentalmente nel periodo storico in cui sono ambientate queste avventure, ovvero nel medioevo. Com’è mai possibile che in Gran Bretagna c’erano persone di colore dato che l’Africa e l’Asia nemmeno erano conosciute? E, secondo la mentalità di quel tempo, è mai pensabile che un re d’alto prestigio e fama rovesci tutto un sistema di classi sociali per potersi sposare con una serva? Al massimo ci andava a letto e le donava un figlio, ma mai sarebbe arrivato a sposarla, era una cosa impensabile.

Non le trovate identiche? Sono due gocce d’acqua

Tuttavia Ginevra è solo l’esempio più noto, ce ne sono anche altri che sono altamente discutibili, ma non posso stare ad analizzare ciascun personaggio per motivi logistici. Invece passiamo alla trama: anche questa non c’entra per niente con il ciclo arturiano, non ho trovato niente che collegasse la trama di questa serie televisiva con le leggende bretoni, nessun tipo di collegamento o riferimento, neppure minimo. Anche questo, va molto a discapito del prodotto.

Per quanto riguarda gli attori, la regia, la sceneggiatura, anche questi mi hanno deluso molto: attori e attrici belli fisicamente, ma scarsi a livelli contenutistici e di recitazione, l’esempio che più mi ha fatto ridere è il fatto che almeno una volta ad episodio il nostro Artù cita la famosa frase  “Lui/lei mi ha salvato la vita!” con un’enfasi che persino un bambino di 10 anni saprebbe rendere migliore. Di solito in un prodotto visivo di avventura i combattimenti dovrebbero essere molto evidenziati, ben fatti e coinvolgenti, ma – ennesimo punto a sfavore di questa serie tv – i combattimenti sono stati realizzati, secondo un mio modesto parere, molto male. Non ho trovato alcun tipo di coinvolgimento, di curiosità nel classico “voglio sapere come finisce, chi vince, chi perde o chi muore”, non mi ha suscitato nessuna emozione vedere i combattimenti svolti nei vari episodi, ho provato solo noia e anche prevedibilità, come se l’esito del combattimento fosse già scontato.

Le uniche due cose che mi sono piaciute particolarmente  di questa serie sono stati i costumi, adatti per l’epoca e belli esteticamente, ma anche l’ambiente in cui sono avvenute le riprese, che ho trovato molto adatto e ha reso al meglio l’idea che la trama avesse luogo nel periodo medievale.

Voto finale: 3/10

E con questo termina la mia recensione di oggi. Spero che vi sia piaciuta! Se siete d’accordo con me o no, potete sempre commentare qui sotto. È sempre bello dialogare ed esprimere differenti punti di vista 🙂

Vi auguro una buona giornata e alla prossima!  Stay tuned!

Di Rider

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